Dichiarazione del Vescovo Nikolai Velimirovic a Vidovdan 1916. a Londra

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Sono venuto dalla Serbia, da mezzanotte europea. Non c’è raggio di luce da nessuna parte la. Tutta la luce è fuggita dalla terra verso il cielo e ci illumina solo dall’alto. Eppure noi deboli in tutto, come ora, siamo forti nella speranza e fede, nell’alba in arrivo. Sono grato al signore arcivescovo di Canterbury, che mi ha permesso di rivolgermi a voi, in giorno di santo Vidovdan, quest’anno del Signore 1916, in questa bellissima chiesa di San Paolo, davanti la sua Maestà re Giorgio Quinto e gli Inglesi più rispettati.

Signori e amici! Per tutta la giornata di ieri ho passato guardando questo magnifico tempio, che è orgoglio d’Inghilterra e del cristianesimo. Ho visto che è stato realizzato con materiali più costosi, portati da diverse parti dell’impero dove il sole non tramonta. Ho visto che è stato costruito di granito e marmo, dilavati dalle onde di centinaia di mari e oceani. Ho visto anche che è decorato con oro e pietre preziose, portati dalle miniere più costose di Europa e Asia. Mi sono convinto che questo tempio è giustamente considerato una delle meraviglie architettoniche del mondo.

Ma, signori e amici! Io vengo da un piccolo paese dei Balcani, dove c’è un tempio, più grande, più bello, più prezioso e più sacro di questo tempio. Il tempio si trova nella città serba di Nis e si chiama la Torre dei teschi. Questo tempio è stato costruito dai teschi e le ossa del mio popolo. Popolo che per cinque secoli sta come incrollabile diga di mare asiatico, sulla porta del sud d’Europa. E se tutti i teschi e le ossa fossero state murate dentro, si avrebbe potuto costruire il tempio di trecento metri di altezza, così ampia e lunga, ed ogni Serbo oggi potrebbe alzare la mano e dire: questa è la testa di mio nonno, di mio padre, di mio fratello, del mio vicino, del mio amico, del mio padrino. Per cinque secoli la Serbia con i suoi teschi e le sue ossa difende Europa che essa possa vivere felicemente. Con le nostre ossa abbiamo smussato le sciabole turche, e abbiamo abbattuto delle orde selvagge, che correvano verso Europa come vortice di montagna. E questo non per un decennio, neanche per un secolo, ma per tutti quei secoli che si trovano tra Raffaello e Shearer. Per tutti quelli secoli bianchi e rossi in cui Europa faceva le riforme della religione, della scienza, della politica, riforma del lavoro, una riforma di tutta la vita. In breve, quando Europa faceva la correzione con audacia, dei dei e delle persone del passato, quando attraversava un purgatorio, fisicamente e spiritualmente.

Noi, come schiavi pazienti, noi venivamo macellati dai suoi nemici, difendendo l’ingresso di questo purgatorio. E ancora, mentre Europa diventava Europa, noi siamo stati il suo recinto, il recinto vivo e impenetrabile, le spine selvagge intorno la rosa gentile. A Vidovdan 1389 il principe serbo Lazar, con i suoi coraggiosi soldati, si trovava in Kosovo Polje sul baluardo dell’Europa cristiana, e ha dato la sua vita per la difesa della cultura cristiana. A quel tempo, i Serbi erano quanto voi Inglesi. Oggi, vi sono dieci volte meno.

Dove sono? Morti difendendo Europa.

Ora è il momento che Europa restituisce il debito alla Serbia.

Preparato da pagina di FB: „Pravoslavlje život večni“

Edizione italiana: „Ortodossia Vita Eterna“

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